Riprendo da ieri, pero' siccome sto scrivendo senza essere connesso non mi ricordo esattamente dove ero rimasto percio' non fate case alle eventuali incongruenze dovute al fatto che di questo testo ho fatto un copia incolla.
Prima di tutto una nota, ho visto che parecchie persone - o almeno piu' di quelle che mi aspettavo - stanno leggendo il blog, ma pochi lasciano commenti. Lo so che ci si deve registrare per farlo, pero' anche solo due righe mi farebbero piacere da leggere. Ho infatti bandito ogni testo in italiano, devo esercitare l'inglese e imparare il russo, ma non vorrei dimenticarmi la mia lingua madre :-)) Scusatemi invece se non riesco a rispondere alle persone delle quali conosco l'indirizzo di email, ma purtroppo ho sempre problemi a trovare un computer per scrivere e ancor di piu' una connessione gratuita a Internet.
Mi sembra comunque che stessi parlando di serrature poco intelligenti: in sostanza chiunque dopo pochi tentativi riesce a trovare la combinazione e entrare in quasi tutti i palazzi della citta', esclusi quelli abitati dai VIP, sempre dotati di una vigorosa vigilanza umana, dotata di muscoli, sguardi sufficientemente imperscrutabili ma feroci e arsenali di tutto rispetto. Quindi dopo aver dato un'occhiata alla facciata, decadente ma ancora veramente splendida con mosaici, finestre elaboratissime, gessi, stucchi e quant'altro previsto dallo stile moderno, in italiano forse meglio conosciuto come liberty, abbiamo al terzo tentativo trovato la combinazione e aperto la porta.
Come al solito, ormai dovrei essermi abituato ma ancora ogni volta mi stupisco e me ne dispiaccio profondamente, abbiamo trovato l'ingresso e le scale nelle condizioni tipiche della maggioranza dei palazzi sanpietroburghesi. Decadenza forse e' un eufemismo, probabilmente sfacelo e' un termine piu' adatto non soltanto per le condizioni attuali, che in realta' non sono poi cosi' distanti da alcuni palazzi torinesi - beh, quelli messi peggio direi, ma anche e soprattutto per quello che si riesce a intravedere dell'opulenza passata.
Moltissimi edifici infatti erano abitati fino alla Rivoluzione, quello che scrivo ovviamente e' l'idea che sono riuscito a farmi finora della citta' ma credo che vagamente possa essere abbastanza verosimile, da ricche famiglie borghesi che avevano voluto e ottenuto palazzi all'altezza delle loro disponibilita' economiche ovvero ricchissimi di decorazioni ecc.
Quando descrivo il centro storico di Pietroburgo di solito dico che e' come la Crocetta a Torino, un quartiere di ville e palazzi signorili perlopiu' costruiti tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900, solamente 500 volte piu' grande e con un 500simo della manutenzione. Grosso modo dovreste riuscire a farvene un'idea. Le cause che hanno portato a questa situazione penso siano parecchie, ma credo che le principali siano la Rivoluzione, le varie guerre, in particolare durante la seconda guerra mondiale l'assedio dell'allora Leningrado da parte dei nazisti, durato quasi tre anni con un oltre un milione - 1.000.000 - di morti fra i civili e anche la ristrutturazione e successiva divisione dei grandi appartamenti, 200 metri quadri o piu', alla famiglie durante l'epoca sovietica. Insomma mi stupisco che i palazzi siano ancora in piedi e le facciate siano quelle originali.
Comunque in questa scala c'era una bellissima ringhiera, con rami e foglie d'edera in ferro battuto, una enorme bellissima stufa per scaldare la scala, persino la parte inferiore degli scalini aveva una elaborazione tutta particolare. Questo l'eredita' del passato, il presente aggiunge il portone originale malconcio e disteso a terra nell'ingresso, pavimenti sconnessi e via dicendo, mura non scrostate ma con tubature in vista e via dicendo, persino un ciuffo d'erba spuntava dall'erba. Comunque nonostante tutto si riesce ancora immaginare ancora quale fosse lo sfarzo originale. Un libro che mi e' piaciuto molto e che contiene anche qualche capitolo sulla decadenza di San Pietroburgo e' Lo specchio di Montacka, ora non mi ricordo ne' autore ne' casa editrice.
La descrizione che di cui sopra vale quindi per moltissimi edifici a San Pietroburgo, ai quali non e' stata manutenzione magari negli ultimi cent'anni ma che hanno ascensori funzionanti.
Dopo questo palazzo, sempre domenica pomeriggio, io, Katya e Elena, una sua amica, abbiamo visitato un'isola residenziale, siamo poi tornati in centro in un caffe' per fare merenda, un posto carino (ovviamente non mi ricordo mai il nome di nessun posto) e economico, ancora per poco perche' era pieno perlopiu' di turisti e quindi tra poco probabilmente aumentera' i prezzi come tutti i posti che diventano popolari fra gli stranieri.
Siamo tornati a casa di Katya, dove abbiamo mangiato una specie di cena pasquale a base, di nuovo :-), di un risotto con birra, piselli, simil pancetta e zafferano, di uova sode pasquali e bevuto Martini e Mors, una specie di sciroppo al mirtillo allungato con acqua che a me piace molto.
Con le uova pasquali si fa una specie di gioco che consistente nelle scontrare le uova, per le due estremita', a coppie e vedere chi ha l'uovo piu' robusto, purtroppo pero' neanche Katya sa spiegarmi il significato di questa rito. Il dolce tipico pasquale russo, almeno quello che abbiamo mangiato, assomiglia vagamente ad un piccolo panettone, farcito con solo uvetta e con una farina particolare. Per domenica e' tutto.
Invece ieri, durante il giorno non e' successo niente di particolare se non un po' di neve per qualche ora - assolutamente non eccezionale - mentre io mi sono dedicato alle mie attivita' di studente/casalingo ma alla sera siamo andati in un locale con Elena, l'amica di Katya. Questa ragazza, che viene da una citta' della Siberia sud-occidentale, e' una giornalista di jazz, a quanto pare uno fra i generali musicali piu' amati a San Pietroburgo, che ci aveva procurato i biglietti per l'apertura del festival internazionale del jazz di primavera, o qualcosa del generale, e contemporaneamente i 10 anni del JFC club, uno dei locali dove si ascolta il migliore jazz russo, che si trova in una ex fabbrica con una strana forma.
Il locale dove siamo andati invece e' appena stato aperto e si chiama Jet set. Il nome effettivamente e' significativo, perche' per la prima volta in Russia ho avuto modo di vedere questi famosi neoricchi da vicino e di sentire l'odore dei (loro) soldi. Il locale era affollato anche da appassionati di jazz, ma era possibile distinguerli da quelli vestiti probabilmente solo di vestiti italiani, costosi. Tra gli altri Katya mi ha fatto notare un suo conoscente che ha numerosi contatti con la filiale locale di quella multinazionale conosciuta meglio come mafia! Wow! peccato che non l'ho visto perche' ero girato dall'altra parte, e poi il tipo e' sparito nelle sala VIP.
Effettivamente il locale, arredato in stile cino-oriental-kitch e con le consumazione a partire da circa 4 euro per una coca - in Russia il salario medio e' circa 400 euro mensili - mi ha fatto capire che eravamo capitati in un locale per gente di un altro censo, comunque avevamo l'invito e la mia faccia non russa e la conversazione nel nostro simil inglese permette di entrare in numerosi locali.
Dopo il concerto di un famosa formazione jazz locale, abbiamo assistato ad una serie di esibizione di danza jazz, una delle quali su una mai sentita canzone italiana e un'altra su una versione inglese di "Tu vuoi fare l'americano", forse l'originale non e' italiano?
Stavamo per rientrare, ma abbiamo aspettato l'ultimo ballo che prevedeva la partecipazione anche degli spettatori.
Guarda caso e, ormai come al solito perche' la cosa mi e' capitato di frequente anche in Italia durante le varie cene per festeggiare la mia partenza, sono stato coinvolto nel ballo da una ballerina.
Chi mi conosce sa come (non) sono capace a ballare e che la lingua di comunicazione con la ballerina era l'inglese - il suo decisamente ottimo, ma comunque ho partecipato volentieri a una serie assortita di balli dal boogie boogie al rock e via dicendo con tanto di pubblico.
Quando hho finito, Katya mi ha chiesto se volevo proseguire la serata con la ballerina :-) a sua detta molto carina, facendomi notare che non l'avevo guardata mentre ballavo: le ho risposto che preferivo evitare di cadere in mezzo alla pista e peggiorare la mia prestazione danzereccia. Katya mi anche detto che ho ballato non peggio degli altri, secondo lei pero' dimenavo troppo il sedere ed ero spettinato. Che novita'!
Stop alla logorrea. Per oggi niente di rimarchevole.