martedì, febbraio 22, 2005
Canavese

No, non avete sbagliato blog anche se oggi non sono a Sanpietroburgo perchè sono tornato dai miei, in Italia per una decina di giorni. Ora mi trovo nel Canavese - www.canavese-vallilanzo.it - zona del nord del Piemonte in profonda crisi da dieci,quindici anni che sta tentando di rilanciarsi col turismo, colle biotecnologie e l'enogastronomia.
Qui una volta c'era l'Olivetti - www.olivetti.it - e credo che Ivrea si vanti ancora di essere la città dell'informatica su qualche cartello stradale, definizione ridicola ed insieme tragicamente patetica.
Quest'azienda come nome esiste ancora, ma la sostanza e' scomparsa e con essa il lavoro in Canavese e anche una buona fetta dell'informatica italiana: addirittura c'erano degli stabilementi, guarda un po', a Sanpietroburgo, origine gia' molti anni fa della comparsa di coppie e matrimoni italo-russi, nella variante classica ;-) ovvero lui italiano e lei russa...

Trasferendomi a Sanpietroburgo, anche se a molti sembra strano, sconcertante e persino "eroico", non ho fatto nulla di eccezionale ma (ri)ho scoperto come al solito l'acqua calda. E' anche se il mio luogo di nascita, nonche' mia patria e' la Valsesia, www.valsesia.it,non sono certo il primo valsesiano ad essere andato a Sanpietroburgo.
Tra gli esempi piu' celebri ci sono sicuramenti i Rimesi che da Rima, uno sperduto villaggio sulle montagne, emigrarono in tutto il mondo ed anche in Russia, per esportare la tecnica per la produzione del marmo artificiale, http://www.valsesia.it/ARTEEARTIGIANATO/marmofinto.htm, che venne largamente utilizzato nella decorazione dei palazzi sanpietroburghesi.
Ovviamente in questo piccolo villaggio c'e' un ottimo panorama, un paio di ristorantini, una grande chiesa parrocchiale, una Gipsoteca, fra le 6 presenti in Piemonte, e dovrebbe aprire un museo sul marmo artificiale, che pero' sul motore di ricerca dei musei del Piemonte non risulta essere ancora attivo http://www.regione.piemonte.it/cultura/ricerca/musei/ricerca.htm.

A casa dei miei sto anche disimballando alcuni scatoloni e, per rimanere in tema, vi segnalo alcuni libri scritti da autori russi, non i classici pero', che ho letto negli anni passati e che mi sono piaciuti, ovvero:

Evgenij Evtuschenco, Il posto delle bacche che mi e' piaciuto tantissimo e che mi ha indotto addirittura a leggere alcune delle sue poesie, per me fatto assolutamente insolito. Dell'autore, ancora vivo e attivo, tant'e' che ha tenuto una conferenza poche settimane fa a Torino, posso dire che' e' nato in Siberia nel 1933, in posto chiamato Zima ovvero Inverno!
Io ho letto l'edizione Einaudi - www.einaudi.it - sul cui sito si trova anche la scheda del libro alla pagina http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880654189&ed=87

Poi mi sono imbattuto ne "Il viaggiatore incantato", scritto da Nikolaj Leskov e tradotto da Tommaso Landolfi, uno dei migliori traduttori dal russo, pubblicato da Adelphi - http://www.adelphi.it - dal sito della quale copio spudoratamente la quarta di copertina: "Su un battello che naviga sul lago Ladoga, il «viaggiatore incantato», dalla «gradevole e manierata voce di basso», racconta le peripezie della sua esistenza: avventure mai cercate, che sembrano precipitare su di lui come eventi della natura. E presto ci accorgiamo che potremmo ascoltare senza fine le storie di quest’uomo che «aveva molto veduto» e non pretendeva di sapere. Storie dove entrano ed escono di scena vagabondi e prostitute, padroni e mercanti, principi e cavalieri nomadi, e la zingara Gruša, simile a «una serpe lucente». Storie che assomigliano a un pulviscolo vorticoso."

Infine ho ancora trovato di Sellerio editore Palermo - il sito http://www.sellerio.net pero' non funziona - le avventure di Nevzorov (o Ibico o Ibicus) ad opera di di Aleksej Tolstoj, il terzo scrittore russo con questo cognome.
Il romanzo racconta delle avventure di un impiegato di Pietroburgo, un personaggio alla Gogol, che partendo dalla sua citta' arriva fino ad Istanbul, attraverso mille peripezie ed avventure durante l'epoca della rivoluzione. Questo e' quanto posso dirvi della trama, che in qualche modo a me ha ricordato il Candido di Voltaire, ma soltanto come storia e non certo come candidezza del personaggio.

Prima di chiudere questo post, vorrei ringraziare ancora chi mi scrive per complimentarsi con me, qualcuno paragonando il mio stile a quello di uno scrittore, Giuseppe Culicchia - www.garzantilibri.it/autori_main.php?page=schedaautore&CPID=155 - che ha scritto vari romanzi tra i quali il famoso "Tutti giu' per terra", che ho lessi divorandolo in una sola notte, anche perchè non era molto lungo ma avvincente. Ed è con il personaggio di questo romanzo che posso essere paragonato, piuttosto che con lo scrittore, mestiere dal quale mi tengo alla larga anche se spesso la mia professione ha che fare con la stesura e l'organizzazione di testi.
Comunque io mi sono molto identificato in questo giovane studente universitario a Palazzo Nuovo, di professione commesso in libreria e di vocazione sfigato con le ragazze, perche' queste tre aspetti mi sono stati propri per molti anni... Mi ha quindi fatto piacere vedere questo romanzo tradotto in russo e recensito su di una rivista russa.

Infine vorrei aggiungere che sto leggendo il mio primo romanzo in russo, versione originale ma comprensione parziale, ovvero "La foresta Norvegese" scritto da Haruki Murakami, un autore giapponese molto di moda in Russia,
http://www.zaghi.it/murakami/index_int.htm. Magari se l'avete letto potete esprimermi la vostra opinione, perche' temo che la mia sia ancora falsata da una non sufficiente conoscenza del russo...

A presto
Marco
postato da: rago alle ore 18:25 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, febbraio 17, 2005

Sanpietroburgo

Torno a scrivere, trovando un po' di tempo fra una lezione e l'altra, sia come studente sia come insegnante. Il computer rifunziona e ci mancherebbe che non funzionasse, dopo che abbiamo formattato l'hard disk e reinstallato tutto da capo, ma questa volta mettendo anche un'antivirus, per ora solo McAfee, originale perche' qui in Russia il diritto d'autore non e' praticamente applicato e quindi il software originale costa due copechi!

Questo e' uno, dei pochi a mio parere, aspetti positivi del capitalismo feudale che si sta instaurando in questo Paese, parafrasando il proverbio del bambino gettato via insieme all'acqua sporca, del comunismo, anzi del socialismo reale non e' sopravvissuta neppure una delle cose che funzionavano, direi egregiamente, come l'istruzione o normalmente come la sanita'.

Adesso certo c'e' la liberta', liberta' che pero' spesso si traduce sostanzialmente nella possibilita' da parte degli oligarchi, dei ricchi o semplicemente dei prepotenti di abusare delle proprie posizioni e per gli altri, beh e' ovvio, essere liberi di subire i soprusi!
Non sempre e' cosi', ma decisamente troppo spesso...

Dopo lo sfogo morale e un accenno al tempo, ovvero nevischia e siamo intorno ai - 3,4 temperatura godibilissima, quasi ideale per me! e non c'e' quell'umidita', quella nebbia che impregnano tutta la Padania del Paese normale, come lo definisce uno dei miei lettori, e che puo' talvolta ostacolare il traffico automobilisco ma addirittura quello neuronale ;-)))), vorrei raccontarvi dove siamo stati sabato pomeriggio, testo che ho scritto in collaborazione con la mia fidanza, a mo' di esercitazione di italiano.

Allora, sabato pomeriggio abbiamo visitato il museo d'Arte Decorativa e Applicata, noto, ma forse meglio dire negletto, anche come museo Stieglitz, dal nome del barone e mecenate che lo fondo' alla fine dell'800.
Gia' da tempo volevo visitare questo museo ma poiche' gli orari di apertura sono piuttosto scomodi - l'apertura va dalle 11 alle 5 dal martedi' al sabato, agosto chiuso! (questa lungimiranaza nel scegliere gli orari mi ricorda quella dei musei italiani) - e quindi per chi come noi lavora tutta la settimana, io pure il sabato, e' sempre stato complicato decidere di pianificare la visita. (non ho trovato un sito decente del museo, se voi ci riuscite, scrivetemi il link, grazie!)

Ma anche una volta decisisi ad andare e pur trovandosi in centro citta' in una zona turistica, non e' stato facile neppure trovare l'entrata dell'edificio e poi quella del museo vero e proprio, ma alla fine la nostra fatica e' stata ampiamente compensata.
Eccovi il perche' di tutte queste piccole peripezie: quello che sembrerebbe l'ingresso principale del museo, molto grande e bello, e che in effetti era stato concepito come tale, in realta' non lo e' piu' da molti anni, poiche' questi locali sono diventati la sede di un negozio di quadri/ gellaria d'arte, con un vasto e ricco assortimento ma con prezzi piuttosto elevati: la solita trappola per turisti.
Che il museo abbia ceduto in affitto la propria entrata e' un po' strano - ma le situazioni strane sono la norma a Sanpietroburgo - ma probabilmente e' un modo per far quadrare il bilancio, anche se vedendo le condizioni del museo direi che piu' altro a ridurre le perdite...

Per accedere al museo e' necessario infatti entrare nell'edificio attiguo, ovvero l'Accademia delle Arti, un vera propria istituto con studenti. All'entrata c'e un sorvegliante, burbero quanto basta, che controlla chi entra, sia studenti sia visitatori del museo, ai quali consegna un pezzo di carta, una sorta di lasciapassare con la segnalazione dell'orario d'entrata: il passaporto non mi e' stato chiesto, ma per chi non parla in russo non lo escluderei ;-o

Si sale una scalinata, abbastanza bella, poi arrivati in cima si svolta a destra - indicazioni non esistono - e poi si prosegue per un lungo corridoio attraversando qualche porta, aperta, e poi quando si sono perse le speranze si arriva in un corridoio splendidamente decorato, sulla sinistra del quale c'e', proprio all'inizio del quale, c'e' una scala affrescata con le vedute di Sanpietro a Roma, scala chiamata appunto romana, che scende fino alla porta che sembrebbe quella del ripostoglio delle scope, ma sulla quale c'e' affisso un cartello che dice museo.
Se avete dei dubbi guardatevi di fronte e vedrete un tondo che raffigura, per quel che ne ho capito io, un uomo, forse un gerarca dell'Unione Sovietica.

Entrati sembra di essere entrati nel magazzino di un antiquario, ma man mano che si procede lungo le varie sale, ognuna splendidamente decorata ma in stato di decadenza al quale si oppone un lento lavoro di restauro, che difficilmente si nota, si trovano mobili italiani, ceramiche e porcellane di varie epoche, cancellate e ferri battute tedeschi, ricostruzioni di interni, mobilio russo, enormi stufe di marmo (?) e maiolica, tavolino richiudibili: uno incredibile, ripiegabile in tre stadi, ognuono dei quali offre un piano di appoggio per scopi specifici: uno di legno per l'appoggio, uno di panno verde per il gioco delle carte ed infine uno, se non ricordo male, di marmo per che cosa non l'ho capito.

A parte la ricchezza della collezione, ovvero di quello che rimasto dopo il "trasloco" all'Ermitage in epoca rivoluzionaria, sono splendidi l'atmosfera irreale, poiche' i visitatori sono rari, i pezzi eterogenei ma interessantissimi e, per chi parla russo e sa ascoltare, la possibilita' di ascoltare il racconto di qualcuna delle custodi, anziane signore che dovrebbero meritarsi gia' da tempo il riposo della pensione ma che fortunamente per noi lavorano ancora, una delle quali ci ha deliziato con descrizioni dettagliate delle collezioni custodite nel salone che potrei chiamare delle stufe, dopo aver capito che eravamo interessati alla sua compagnia.
Buffo, o forse patetico, il suo gesto di nascondere, dentro un enorme armadio tedesco, intagliato intarsiato e chi piu' ne ha ne metta, il suo pranzo ovvero una scatola di minestra o pure liofilizzato, da cucinare aggiungendo dell'acqua bollente. (l'ho mangiato anch'io, ma la cucina russa offre molto di meglio!)

Siamo anche saliti al primo piano, ovvero al secondo in Russia, dove si puo' ammirare un enorme salone sovrastato da un'enorme tetto in vetro acciaio, tipico dell'Ottocento, completamente vuoto tranne nelle balconate che vi si affacciano, dove sono conservate lunghissime riproduzioni di statue e di altorilievi di epoca greco-romana, che servono per le esercitazioni degli studenti dell'Accademia, con la quale il museo ha un rapporto di amore-odio poiche' alcune sale del museo sono ora occupate da aule scolastiche.
Ancora da notare i medaglioni con la riproduzione del profilo di moltissimi artisti europei, in prevalenza russi dell'epoca e italiani, del Rinascimento, ma anche di molte altre nazionalita' e i superstisti tra i vetri decorati della cupola, che ora sono al 99 per cento banalmente bianchi e trasparenti.

Perche' questo museo? Il barone Stieglitz era un mecenate e appassionato d'arte e fondo' una Scuola tecnica, con annessa sala espositiva, che ben presto si rivelo' inadeguato a contenere la collezione in continua crescita grazie agli acquisti fatti in giro per l'Europa dagli agenti del barone, che fra le altre cose commerciava in antiquariato.
L'idea era di dare agli studenti esempi di prima mano e disponibili a scuola per imparare l'arte e metterla da parte e quindi diventare a loro volta artisti.
A quell'epoca la zona era libera, ovvero non c'erano edifici, il barone aveva abbondanti mezzi e scopi filantropici ed ecco il risultato spettacolare: una sorta di cittadella per l'educazione artistica dei giovani talenti, con annesso museo, aule, palestre, dormitori e, se non e' un caso la sua collocazione, anche una chiesa.

Cosi' grazie ai fondi del barone, il solo costo per la costruzione dell'edificio destinato al museo ammonto' a 9.000.000 di rubli imperiali, una cifra sprositata, a lasciti e concessioni varie, si puo' ammirare una collezione interessantissima all'interno di un museo stupefacente, e non affollato all'inverosimile come l'Ermitage, che potete facilmente individuare da lontano grazie all'enorme tetto in vetro, visibile facilmente dal Letnii Sad (giardini d'estate) che si trovano sull'altra sponda del canale Fontanka.
Per vedere qualche foto del tetto di vetro potete visitare il sito della ditta che l'ha ricostruito all'indirizzo http://www.skspb.ru/glass_5.htm, sia in russo sia in inglese il breve testo descrittivo, ma piuttosto tecnico.

Se usciti dal museo, volete rifocillarvi un ottimo posto e' il Neojazz, proprio dall'altra parte della strada che, caso ancora piuttosto raro a sanpietroburgo, e' un'isola pedonale nel quale il traffico e' proibito e anche il parcheggio, abusivo o come minimo incongruente, poco praticato.

Ciao

postato da: rago alle ore 14:40 | Permalink | commenti (1)
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sabato, febbraio 12, 2005
 Sanpietroburgo

Volevo scrivere il blog di oggi, ma quando abbiamo acceso il computer io e Katya abbiamo constatato che era piuttosto lenta la connessione, cosi' dopo varie ricerce su www.google.com, confrontando i programmi in esecuzione con TaskManager e frugando nell'hard disk abbiamo capito che avevamo un'epidemia di virus, tra cui numerosi spyware ovvero programmi che spediscono i tuoi dati in giro per la rete.

Dopo averne eliminati abbastanza facilmente tre o quattro, ne erano rimasti ancora parecchi, alla fine mi sono deciso e sono andato a frugare nel REGEDIT: li credo di averne stecchiti altri due, ma non ho ancora riavviato il computer perche' sto ovviamente scaricando una versione gratuita, per 30 giorni, di un software antivirus che finira' di scaricarsi tra 90 minuti, ovvero alle 3 e mezza del mattino!

Che bellezza il computer a casa...
Ciao
postato da: rago alle ore 23:53 | Permalink | commenti (2)
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domenica, febbraio 06, 2005

 Sanpietroburgo

Con questo post finalmente posso scrivere, miei cari lettori, che finalmente ho un computer e una connessione internet da casa!

Quindi basta ramingare fra internet cafe', computer del lavoro della fidanzata e vari amici per scrivere il blog! Da oggi, quando ho tempo e voglia, schiaccio un bottone, accendo il computer e mi connetto ad internet da casa mia!

Un saluto a tutti, in particolare ai nuovi lettori che hanno lasciato alcuni degli ultimi commenti!

Ciao

postato da: rago alle ore 20:55 | Permalink | commenti (6)
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