lunedì, agosto 29, 2005

Il compleanno di Losha

Sanpietroburgo

La crisi di tempo perdura, ma per rimediarvi pubblico un raccontino che e' stato pubblicato su Sacripante - http://www.sacripante.it - questa primavera. A proposito Sacripante e' un" webmagazine", dotato anche di blog http://sacripante.splinder.com . Buona lettura, intendo oltre al racconto che segue leggetevi anche quelli pubblicati su Sacripante.

Saluti

Il compleanno di Losha

Losha è un nostro amico e vive a Sanpietroburgo, dove studia e lavora, ma è originario della zona di Perm, una città che si trova ai piedi degli Urali.
Un po’ per l’origine, un po’ per il carattere è una persona molto attiva e dinamica, la cosiddetta anima della compagnia.
Per questo, ma anche per il ricordo della zuppa di funghi e smetana, preparata da Losha due anni fa per la precedente festa cui avevo partecipato, sono stato contento di sapere che i festeggiamenti erano stati rimandati a dopo il mio rientro dall’Italia, permettendomi così di parteciparvi.

Come la volta precedente, la festa si sarebbe svolta a Tolmachova, in una turbaza a sud di Sanpietroburgo. La turbaza è un’idea nata durante l’epoca sovietica e consiste in una sorta di villaggio vacanze, in versione spartana, che consentiva a tutti di poter trascorrere le ferie in mezzo alla natura.
Alcune turbaza ora sono diventate dei posti esclusivi, ma altre non hanno subito mutamenti dall’epoca sovietica e i prezzi sono rimasti abbordabili, anche perché effettivamente le condizioni generali dei cottage, complice non solo il clima ostile, potrebbero spaventare un europeo “civilizzato”.
Certamente non ostacolano il russo medio, e anche me ormai, nel trascorrere un po’ di tempo fuori città, in compagnia di buoni amici, fregandosene del bagno che perde e della carta da parati che penzola dalle pareti...

Per raggiungere questo posto, tutta la compagnia si è trovata alla stazione Baltiskaja per prendere l’eletricka – il treno locale – per raggiungere Tolmachova. Siccome c’era il ponte dell’8 marzo, il treno era pieno all’inverosimile ma verso la fine del percorso siamo riusciti tutti a sederci e a riposarci un po’, anche perché dalla stazione alla destinazione finale avremmo ancora camminato sulla strada innevata per un’oretta.

Ci mettiamo in marcia, fortunatamente i bagagli i più ingombranti sono partiti con la macchina di uno dei partecipanti, e subito fuori dal paese il paesaggio si fa meraviglioso, in mezzo foresta coperta di neve e silenziosa, un paradiso per noi abitanti della metropoli. Il rituale si ripete e a metà percorso si brinda al festeggiato, in mezzo alla strada – ma tanto non passa nessuno - con le mele e, indovinate un po’, la vodka.

Arrivati con calma alla nostra turbaza, costituita da un condominio dall’aria un po’ triste e da varie casupole, ci siamo distribuiti in tre di queste e ci siamo dati da fare per organizzare la festa, dal programma molto intenso. Per iniziare abbiamo iniziato a preparare il pranzo perché, anche se ormai erano le tre del pomeriggio, eravamo tutti piuttosto affamati.
Una delle camere da letto, con gli opportuni arrivi di tavoli e sedie per una quindicina di persone, si trasforma in una sala da pranzo, non immensa ma insomma, c’è posto per tutti. Si inizia a mettere in tavola quello che c’è già di pronto e si preparano delle pietanze semplici: non sarebbe stato il pasto principale, ma solamente uno spuntino, non così frugale comunque, prima di iniziare i festeggiamenti veri e propri.

Dopo esserci rifocillati e riposati, verso le 6 siamo pronti per la sauna, tipica tradizione russa ma ormai anche parte del cerimoniale per il compleanno di Losha, e ci avviamo dunque verso l’edificio dove si trova. 

Il terribile cagnone che due anni fa mi aveva spaventato con i suoi latrati furiosi – pare che il suo ruolo sia di spaventare i ladri e, forse, anche i lupi – era ancora legato alla sua catena, forse un po’ invecchiato ma sempre attivissimo. Il giorno dopo, gettandogli degli avanzi, avrei scoperto che possiede una sorprendente capacità di azzannare al volo il cibo che gli viene lanciato, senza lasciargli toccare terra!

Entriamo nella sauna, ci spogliamo e iniziamo a preparare gli asciugamani: la sauna russa prevede un alternarsi di periodi dentro la camera a vapore, dove fa un caldo insopportabile anche a causa dell’elevata umidità – gli asciugamani servono anche ad evitare di bruciarsi quando ci si siede sulle panchette di legno, praticamente arroventate - a bagni dentro una piscina di acqua fredda, per non dire gelata.
Ovviamente dopo due o tre cicli di questo genere ci si deve riposare, e quindi si va in un salottino dove si chiacchiera, si ascolta musica e si beve qualcosa, meglio un té ma c’è chi non disdegna la birra o altri alcolici.

Questa volta però ci sono stati due fuori programma. Il primo, chissà perché riservato solo alle ragazze, sono stati i massaggi di Ilia’, un nostro amico dottore che per pagarsi la specializzazione vende tegole italiane (situazioni come queste sono molto diffuse tra i giovani laureati).
Il secondo fuori programma è stato per me, e pochi altri, essendo infatti una tradizione tipica non solo della Russia, ma di tutto il Nord Europa.
É semplicemente una variante al tuffo in piscina dopo la seduta nella camera a vapore, una variante quasi spontanea, verrebbe da dire.

Ma di cosa si tratta, in pratica? Be’, con tutta la neve che c’è fuori, che bisogno c’è di tuffarsi nell’acqua fredda? Ed ecco che quindi corriamo fuori tutti insieme a rotolarci praticamente nudi, vestiti del solo costume da bagno. In effetti c’erano solo meno 10 gradi e, tenuto conto del calore accumulato in sauna, non ho avuto freddo ma comunque dopo un minuto – forse meno? - sono tornato, anzi corso dentro volentieri.
La mia ragazza mi dice che però si è dimenticata di scattare delle foto! Cribbio! come farò se qualcuno non vorrà credere al mio racconto, alle mie parole? E allora, eccomi di nuovo a rotolarmi nella neve, come un vero russo: l’accento non è ancora eccellente, ma ormai il mio inserimento nella comunità russa sta facendo progressi eccellenti.

Ma è ora di sbrigarsi, ormai sono le 9 di sera e abbiamo di nuovo fame. Nevica? E chi se ne importa, dobbiamo preparare gli spiedini, in russo si dice shashlik, e quindi ecco che Losha si mette all’opera e alla luce del lampione monta il barbecue, accende il fuoco, prepara la brace e infine inizia a cucinare la carne.
Sotto la neve sarebbe poetico, ma un po’ più umido e freddo che nella nostra sala da pranzo e quindi, anche perché il resto delle cibarie è più comodo da mangiare nei piatti, ecco che inizia un alternarsi di spiedini cotti e da cuocere.

La mezzanotte è ormai un ricordo, si continua a mangiucchiare, a scherzare e a cantare, però domani c’è in programma una bella gita sugli sci da fondo nella foresta ed è ora di andare a dormire...
postato da: rago alle ore 21:09 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, agosto 26, 2005
Prospettiva Nevskij

Sanpietroburgo

In attesa di trovare tempo per scrivere, ecco il testo di una canzone "sanpietroburghese" anche se scritta dal sicilianissimo Franco Battiato - http://www.battiato.it  - nel 1980.

Un vento a trenta gradi sotto zero
incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili
a tratti come raffiche di mitra
disintegrava i cumuli di neve.

E intorno i fuochi delle guardie rosse accesi
per scacciare i lupi e vecchie coi rosari.
E intorno i fuochi delle guardie rosse accesi
per scacciare i lupi e vecchie coi rosari.

Seduti sui gradini di una chiesa
aspettavamo che finisse messa e uscissero le donne
poi guardavamo con le facce assenti
la grazia innaturale di Nijinsky.

E poi di lui si innamorò perdutamente il
suo impresario
e dei balletti russi.
E poi di lui si innamorò perdutamente il suo impresario
e dei balletti russi.

L'inverno con la mia generazione
le donne curve sui telai vicine alle finestre
un giorno sulla prospettiva Nevskij
per caso vi incontrai Igor Stravinsky.

E gli orinali messi sotto i letti per la notte
e un film di Ejzenstejn sulla rivoluzione.
E gli orinali messi sotto i letti per la notte
e un film di Ejzenstejn sulla rivoluzione.

E studiavamo chiusi in una stanza
la luce fioca di candele e lampade a petrolio
e quando si trattava di parlare
aspettavamo sempre con piacere.

E il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare
l'alba
dentro l'imbrunire.
E il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare
l'alba dentro l'imbrunire.

Il commento che segue, cosi' come il testo, mi sono stati forniti gentilmente da un utente di un forum che frequento spesso http://www.russia-italia.com/forum

"Battiato, un vero e proprio poeta della canzone, usa una serie di metafore e soprattutto contrasti stridenti per immergere chi ascolta nell’atmosfera della Russia immediatamente dopo gli eventi rivoluzionari. Varie immagini che accompagnano l’ascoltatore in un ideale viaggio in cui assiste all’entusiasmo e stupore di una generazione che a un tratto con la Rivoluzione esce dall’arretratezza del passato e affronta la modernità dei nuovi tempi dimostrando grande spirito creativo e voglia di cultura.

Le prime strofe ti proiettano nell’inverno russo e ricordano con alcune metafore i combattimenti della rivoluzione da poco terminati. L’immagine delle guardie rosse e delle vecchie con il rosario è direttamente legata alla Rivoluzione che entra in scena e si presenta come portatrice di laicità.

La messa diventa nelle strofe seguenti un fenomeno limitato a poche donne bigotte, tuttavia il ballerino omosessuale Nijinsky viene guardato con ammirazione ma anche come qualcosa contro natura. Un contrasto di pregiudizio e ammirazione per l’arte dei balletti russi, protagonisti della strofa dopo. I balletti russi sono il primo riferimento culturale inserito da Battiato.
L’inverno con la vita arcaica e tradizionale ritorna subito dopo ma rapidamente si scontra con l’eccezionale strada di Pietroburgo dove puoi incontrare niente meno che Stravinsky.

L’accostamento più forte di basso e sublime è quello tra gli orinali sotto i letti e i film di Eisentstain. L’idea che in mezzo alla vita materiale comune si coltiva però una diffusa cultura che sarebbe divenuta punto di riferimento mondiale.

Il penultimo passaggio presenta direttamente lo sforzo culturale di quella generazione di giovani che studiava nelle scuole di filosofia o di partito e partecipava alla vita politica e culturale della Rivoluzione e della Rusia di Lenin.

Il finale, con l’immagine contrastante dell’alba dentro l’imbrunire, chiude tristemente la canzone perché tutto ciò che viene descritto è stato effimero ed è durato un periodo tropo breve. Il terrore staliniano ha travolto velocemente arte, società civile, voglia di cambiamento e libertà."

Spero di tornare presto ad avere il tempo di postare qualcosa di piu', diciamo cosi', personale...
Ciao
postato da: rago alle ore 22:20 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, agosto 12, 2005
Non sono in vacanza

Sanpietroburgo

ma sto lavorando come un pazzo. Due righe per dire che oggi c'e' un tempo uggioso, mentre all'inizio della settimana un caldo torrido. Dal punto di vista culturale, ho letto il romanzo "Il giardino dei Finzi-Contini", incuriosito perche' se ne trovano brani in molte grammatiche italiane destinate ai russi.
Direi che era lettura adatta per il clima di questi giorni.
Spero di riemergere dal lavoro nei prossimi giorni, nel frattempo vi auguro Buon Ferragosto.

Ciao, ciao
postato da: rago alle ore 16:25 | Permalink | commenti (5)
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