martedì, gennaio 29, 2008
San Pietroburgo

Domenica, 27 gennaio, si e' celebrato l'anniversario della liberazione di San Pietroburgo dopo i 900 giorni dell'Assedio di Leningrado. Nonostante il ritardo di due giorni, ma considerato che oggi la mia insegnante di russo partecipava ad una cerimonia, in ricordo di questa terribile esperienza che ha vissuto quando era una bambina piccola, ho deciso di ricordare questa data.

Ormai i blokadniki, cosi' vengono chiamate con ossequio le persone che sono rimaste in citta' per tutto l'assedio e per una sua parte, mentre i bambini, i ragazzi venivano di norma evacuati in Siberia, insieme a molto industrie, sopravvivono in pochi e l'indennizzo e i privilegi di cui sono beneficiari sono molto poco rispettosi per l'estrema esiguita' delle somme, al contrario delle belle parole che li elogiano nei discorsi ufficiali.

Per farvi un'idea degli avvenimenti, mi avvalgo come al solito della wikipedia, che dedica una specifica voce a questo tragico evento che a San Pietroburgo viene ricordato in numerosi luoghi, piu' o meno famosi, visitati non solo dai turisti russi: il Momunento di difensori dell'assedio, sulla strada per l'aeroporto, il Cimitero Piskarievskij, il Museo dell'Assedio, innumerovoli targhe su centinaia di edifici ed in particolare quella sulla casa di Tania Saviceva,  Татьяна Николаевна Савичева, una sorta di Anna Frank pietroburghese che annoto' sul proprio diario di ragazzina la morte di tutti i suoi familiari, per poi morire ricoverata in un ospedale dove era stata trasportata dovo la liberazione di Leningrado.

Assedio di Leningrado
da http://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Leningrado

"L'Assedio di Leningrado (Russo: блокада Ленинграда, oggi San Pietroburgo), durante la seconda guerra mondiale, durò dal 8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944, data in cui se ne celebra ufficialmente la liberazione della citta', mentre l'assedio ebbe termine il 18 gennaio.

L'esercito nazista invase la Russia durante l'Operazione Barbarossa il 22 giugno 1941, data che segnò l'inizio ufficiale del conflitto tra Germania e Unione Sovietica. Un secondo fronte bellico era stato anche aperto il 25 giugno quando i sovietici bombardarono alcune città della Finlandia segnando di fatto la continuazione della guerra Finno-Sovietica. Nel mese di agosto i finlandesi avevano riconquistato l'istmo di Carelia avvicinandosi a Leningrado da ovest e avanzando attraverso la Carelia a est del lago Ladoga per avvicinarsi alla città anche da nord.

Il quartier generale finlandese non accettò però la richiesta da parte dei tedeschi di procedere ad un attacco aereo della città, la sola eccezione fu l'uccisione casuale di un elefante allo zoo di Leningrado, da parte di un singolo aereo. Un'altra decisione dei finlandesi fu di non voler proseguire nell'avanzata oltre il fiume Svir a sud nella Carelia ovest.

Da parte sua la Wehrmacht fece degli avanzamenti rapidi ed in settembre giunse alle porte di Leningrado; nello stesso tempo i loro alleati avanzarono sino al fiume Svir, raggiunto nel mese di dicembre, a 160 chilometri a nord-est della città.

Incapace o non convinta nel continuare nella sua posizione di vantaggio, grazie anche alla strenua e brillante difesa cittadina organizzata dal Maresciallo Zhukov, l'armata tedesca si trovò ad assediare Leningrado, senza riuscire a conquistarla, per 900 giorni. I militari tedeschi accerchiarono la città bloccando tutte le vie di rifornimento e rimase aperto solo un piccolo corridoio verso il lago Ladoga che prese il nome di Strada della Vita (Дорога жизни in russo, Laatokan elämänlinja in Finnico).

La situazione sanitaria e alimentare della città fu pessima, soprattutto nel primo inverno, ma Hitler non riuscì mai ad organizzare il banchetto da lui previsto per festeggiare la conquista di questo gioiello della civiltà europea. Il tentativo di conquista continuò con la denominazione di Operazione Spark, un'offensiva su larga scala partita il 12 gennaio 1943 contro le truppe russe, ma dopo cruente e feroci battaglie l'armata rossa riuscì a distruggere le fortificazioni tedesche ed aprire un corridoio stradale sicuro verso il lato meridionale del Ladoga, riuscendo il 18 gennaio a far giungere rifornimenti alla città assediata.

Nel gennaio 1944 una decisa controffensiva russa riuscì a cacciare i tedeschi dalla zona sud della città ponendo di fatto termine al lunghissimo assedio; più tardi, nella stessa estate del '44 anche le truppe finlandesi vennero ricacciate al di là della Baia di Vyborg e del fiume Vuoski.

Nel caos del primo inverno di guerra nessun piano di evacuazione della città era attuabile e di fatto sia il centro urbano che i suoi sobborghi furono in completo isolamento fino al 20 novembre 1941 quando un corridoio venne aperto sulla superficie ghiacciata dal Ladoga permettendo l'arrivo di vettovagliamento agli assediati.

La capacità di resistenza dei sanpietroburghesi meravigliò molto gli alleati, spaventati dal repentino collasso delle armate sovietiche di fronte ai primi attacchi delle truppe naziste. Molti cattivi profeti già prevedevano una repentina caduta dell'impero sovietico, invece i semplici cittadini, anche solo continuando le loro solite occupazioni diedero un grande impulso morale alla resistenza.

Anche gli artisti fecero la loro parte: ad esempio, Dmitri Shostakovich compose la sua famosa Sinfonia di Leningrado durante i giorni dell'assedio nel 1941 e riuscì ad organizzarne la prima rappresentazione nell'estate del 1942. Questa opera divenne in breve molto popolare anche al di fuori dei confini russi, in particolare negli Stati Uniti dove divenne un veicolo potente di propaganda per la lotta contro il Nazi-Fascismo.

Una stima accurata delle vittime dell'assedio è fonte di continue dispute, dopo la fine della guerra il governo sovietico riportò una cifra di vittime di circa 670.000 dal 1941 al gennaio 1944 ma molte valutazioni di terze parti riportano cifre oscillanti tra i 700.000 e i 1.500.000 caduti con una predominanza di fonti che ne indicano il numero in 1.100.000.

Sempre le stime valutano che la città di Leningrado da una popolazione nel 1939 di quasi 3,2 milioni di abitanti, si ritrovò con poco più di 2,5 milioni di cittadini al termine dell'assedio.

In virtù del suo eroismo e delle sue vittime Leningrado fu la prima città dell'Unione sovietica ad ottenere il titolo di Città eroina conferito e nel 1945.

L'assedio della città venne ricordato con la posa, alla fine degli anni cinquanta di una serie di monumenti e ceppi lungo la linea che segnava il fronte di guerra nonché di un grande memoriale alle vittime situato in Ploŝad Pobedy (piazza della Vittoria); quest'ultimo luogo, facilmente raggiungibile con la Metropolitana di San Pietroburgo (fermata Moskovskaja) è sede delle commemorazioni ufficiali e oggi meta turistica importante.

Eretto nel 1975 in occasione del 30 anniversario del termine della seconda guerra mondiale, ha forma circolare per ricordare l'accerchiamento; al centro è posto un obelisco dell'altezza di 48 metri e all'intorno si hanno raffigurazioni di soldati e marinai ma anche di scene di vita e disperazione quotidiane di quel periodo. Il monumento è illuminato da 900 fiammelle perenni, una per ogni giorno passato sotto assedio."

Nella foto sottostante la riproduzione di un altoparlante attraverso il quale venivano trasmessi i bollettini di guerra per i leningradesi che volevano ascoltare le novita' dal fronte. L'apparecchio e la targa commemorativo si trovano sulla Nevskij Prospekt, all'angolo con la Malaya Sadovaia, in una zona frequentatissima della citta'.

Megafono per annunci bollettini di guerra Assedio di Leningrado sulla Nevskij Prospekt a San Pietroburgo

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martedì, gennaio 01, 2008
San Pietroburgo

Chi non blogga a Capodanno, non blogga tutto l'anno!

Felice anno nuovo a tutti, belli e brutti, bagnati e asciutti.

La foto rappresenta un Uovo Fabergé  - http://it.wikipedia.org/wiki/Uovo Fabergé frammento di una delle video installazioni laser proiettate sulla facciata del Palazzo Michailovskij, sede del Museo russo - http://www.rusmuseum.ru - per il Capodanno 2008 in Piazza delle Arti, a San Pietroburgo.

Proiezioni laser sulla facciata del Museo Russo - San Pietroburgo  Capodanno 2008
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giovedì, dicembre 27, 2007
San Pietroburgo

Ëlki Palki ovvero Ёлки-Палки e' un intercalare abbastanza diffuso in Russia, anzi ci hanno pure fatto una catena di fast-food à la russe, con i tipici piatti della tradizione popolare, le bevande servite da camerieri in costume e l'arredamento in stile rustico. I prezzi sono un po' meno popolari, ma se vi di provare l'esotico senza esagerare l'indirizzo e' questo: http://www.elki-palki.ru. Ma la mia intenzione non era pubblicizzare una catena di finte trattorie. Torniamo al sodo.

Ëlki Palki e' uno degli intercalari che usa mia suocera pertanto ho la garanzia di poterlo utilizzare senza timore di incappare in qualche gaffe. In Russia l'uso di certe espressioni colorite e' limitato a certe classi sociali - scaricatori di porto, facchini, camionisti - che non brillano per proprieta' di linguaggio e l'uso di un'espressione sbagliato darebbe origine a situazioni imbarazzanti. Insomma il c...o che e' sulla bocca di tutti o quasi in Italia, in Russia e' invece ancora stigmatizzato e tendenzialmente i russi ben educati certe parolacce le conoscono, ma non le pronunceranno mai.

In questa categoria rientrano appunto i bastoni di abete, ovvero traduzione maccheronica di Ëlki Palki, che in realta' equivarrebbe ad acciderbolina, cribbio, disdetta, poffarbacco ed altre espressioni di stizza di cui e' ricca la lingua italiana ma che sono ormai cadute nell'oblio, insieme alla buona educazione?

A proposito di abete, finalmente abbiamo il nostro e l'abbiamo agghindato con varie decorazioni, alcune ovviamente comprate all'Ikea di chiara tradizione scandinava ma ovviamente di fabbricazione cinese, forse thailandese, a cui abbiamo aggiunto qualche luminaria, appendendo persino dei biscotti alla cannella. Non solo l'occhio, ma anche il naso vuole la sua parte... Tuttavia la multimedialita' attuale e' ancora un po' limitata per fruizioni olfattive telematiche, quindi vi beccate un'ordinaria fotografia in spirito natalizio. Buone feste a tutti!


Albero di Natale decorato
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giovedì, novembre 29, 2007
San Pietroburgo

Un anonimo paparazzo e' riuscito a fotografare la coppia dell'anno, che celebrava il proprio matrimonio in una esclusiva localita' alpina. Ecco una foto dei neosposi mentre salgono una misteriosa scalinata!

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martedì, novembre 06, 2007
San Pietroburgo

Ieri, 5 novembre, era festa, ma in realta' si festeggia il 4 novembre, che a propria volta ha sostituito il 7 novembre, data in cui si celebrava l'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre. 

Come forse avrete gia' capito quando si scrive di Russia, le cose non sono mai quello che sembrano e spesso sono complicate. Iniziamo dal fondo. Ora cerchero' di mettere un po' di ordine in questa piu' assomigliante ad una formula di algebra che ad una festivita', cominciando dall'inizio.

E' noto che la Russia zarista fosse per certi aspetti un po' arretrata, anzi pure molto, ad esempio  la servitu' della gleba - http://it.wikipedia.org/wiki/Servitù della gleba - venne abolita solo nel 1861, che combinazione, vero? mentre il calendario giuliano - http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_giuliano - rimase in vigore fino al primo febbraio 1918, seguito da un 14 febbraio 1918, cosa che ovviamente ha spostato anche la data della Rivoluzione d'Ottobre - http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione d'Ottobre - di cui quest'anno ricorre il 90nesimo anniversario, rievocato in maniera piu' o meno pubblicamente ovunque in Europa e nel mondo, tranne che in Russia dove lo festeggiano sono i nostalgici comunisti ed affini.

Mi astengo da commenti politici, mi limito a constatare socio-antropologicamente che una data, appunto il 7 novembre, che fino al 1994 era considerata festa nazionale con appunto un esplicito riferimento alla Rivoluzione, poi modificata da Boris Nikolaevič El'cin - http://it.wikipedia.org/wiki/Boris Nikolaevič El'cin
- nella denominazione in Giorno della concordia e della riconcilazione ma non nella sostanza.

Solo nel 2005, con la presidenza di Vladimir Vladimirovič Putin - http://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir Vladimirovič Putin - quando ormai il 7 novembre aveva ormai perso molto del significato originario, e' stato inventato, sinceramente non saprei trovare altro termine (e sinceramente molti dei russi che conosco non hanno la piu' pallida idea di cosa si voglia commemorare)  questo fantomatico Giorno dell'unita' popolare o qualcosa del genere, traducendo con lo spannometro День народного единства.

E cosi' come giustamente si commenta nell'articolo From Bolshevism to Chauvinismin, disponibile sull'ultimo numero del The St. Petersburg Times - www.sptimes.ru/index.php - si e' passati dal bolscevismo allo sciovismo, tendenza molto di moda in Russia sia nelle tendenza integraliste della chiesa russa ortodossa, delle frange nazionaliste estreme e nelle misure centraliste del governo. Ooops, avevo promesso di non parlare di politica.

Ultima parte della spiegazione, perche' era festa anche ieri, ovvero il 5 novembre, giornata durante la quale io ho insegnato praticatamente tutto il giorno mentre Katya e' rimasta a casa dal lavoro, come da prassi. In Russia c'e' l'ottima abitudine, mi spingerei ad un ottimissima abitudine, di far diventare festivo il lunedi' successivo o il venerdi' precedente se una festivita' cade rispettivamente di domenica o sabato, in modo da non fare confusione coi giorni lavorativi. Ecco, questa e' un'usanza che io importerei volentieri anche in Italia, in modo da ufficializzare i ponti ed evitare quegli strani assenteismi  collettivi intorno al Ferragosto, ai Santi e via dicendo.

Ecco perche' una festivita' del 7 novembre si e' festeggiata il 5. Ma cosa e' successo il 4 novembre, di tanti anni fa? Mi sono ricordato di averne scritto due anni fa, esattamente qui! http://ragoburgo.splinder.com/post/6216416/Festivita%27+varie%2C+vecchie+e+nu

Noi invece, in compagnia di altre 5 componenti temporanea della diaspora italica in San Pietroburgo, nonche' facenti parte del numeroso gruppo di studenti italiani che ora studiano russo alla mia universita', siamo addirittura nove, quasi piu' dei cinesi - nahh, non e' vero ;-), non avrete pensato mica che noi si possa essere piu' dei cinesi - abbiamo fatto un giro in un altro degli innumerevolissimi musei della citta'.

Considerato che era atmosfera di celebrazioni, visto i miei ed altrui interessi personali e data la giornata piuttosto freddina, siamo andati al Museo della Stampa - http://www.spbmuseum.ru/printmuseum - attratti da una mostra sui manifesti sovietici a partire dal 1918 agli anni '60, insomma in controtendenza con il revisionismo attuale (pare che vogliano anche demolire il Mausoleo di Lenin dalla Piazza Rossa, non hanno altro a cui pensare i nostri parlamentari vedi su Repubblica mummia-lenin.html), e ci e' piaciuta abbastanza, per curiosita' ma niente immagini ahime' http://www.spbmuseum.ru/printmuseum/vistavka/253.htm.

Per farla breve, detto a questo punto..., insomma per concludere, siamo finiti nel posto giusto, si tratta infatti di un edificio che ingloba al suo interno un'antica tipografia, rispetto all'eta' di San Pietroburgo, dove venne stampata per un breve periodo la Pravda - http://it.wikipedia.org/wiki/Pravda - la cui sede era nell'appartamento dove si trova una piccola ala del museo. Su questo giornale, gia' in epoca sovietica, circolava questo simpatico aneddoto В Правде нет известий и в Известиях нет правды, dove Известия era un altro giornale, che fortunamente non si e' ridotto, come la Pravda, ad una sorta di Cronaca vera http://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_Vera .La traduzione del motto di cui sopra e' "Nella Verita' non ci sono notizie e nelle Notizie non c'e' la verita'". Attuale, nevvero?

La guida, evidentemente soddisfatta nel non avere come visitatori pestiferi scolaretti ma adulti abbastanza attenti alla spiegazione, anche se io sono permesso di precisare che Enrico Caruso era italiano, non spagnolo, e che diamine!, ci ha poi persino mostrato la scrivania dove lo stesso Lenin, spesso fino a tarda notte, sic!, scriveva gli articoli da pubblicare sul giornale. Io non ho potuto non fotografare...