A Capodanno siamo andati, come vuole la tradizione, a mangiare a casa della mamma di Katya dove come al solito erano state preparate mille pietanze. Fortunatamente le abbiamo fatto un'improvvisata ed invece di presentarci solo noi due, abbiamo invitato anche due mie amiche italiane che erano venute a trovarmi in questi giorni, potendo cosi' far fronte alla notevole quantita' di cibo pronta in tavola, godere della reciproca compagnia ed evitare a due povere turiste la ricerca invana di un posto dove mangiare.
Il 31 dicembre e' infatti l'unica sera in cui a San Pietroburgo e' difficile trovare un posto dove cenare perche' i ristoranti o sono chiusi o sono tutti prenotati per i pochi che non festeggiano a casa questa ricorrenza, ormai tradizionalmente dedicata alla famiglia, probabilmente un surrogato di origine sovietica al posto di un improponibile Santo Natale.
Siccome degli ultimi 6 capodanni credo di averne passati 5 qua a San Pietroburgo, il menu' e' per me diventato ormai un gradito classico, ovvero numerosi antipasti, la portata principale di carne - un obbligo, visto che la mia consorte ha scoperto da poco di non essere (forse) piu' allergica al pesce - e poi numerosi dolci con lo spumante e la frutta. Quest'anno ci siamo capiti poco sugli alcolici e abbiamo pasteggiato con acqua e te', ma insomma niente di grazie.
Tra gli antipasti non potevano mancare l'insalata russa, conosciuta in Russia come stolichnaja - ovvero della capitale, persino polacca o genovese, dando retta a http://it.wikipedia.org/wiki/Insalata_russa - mentre in Germania si chiamerebbe addirittura italiana. Il nome piu' famoso in Russia e' tuttavia Olivier, dal nome di Lucien Olivier, il cuoco a cui si deve l'invenzione di questa insalata, la cui ricetta attuale assomiglia di piu' a quella adattata dal suo aiutante che la trafugo' vendendola ad un ristorante concorrente. Rispetto a quella italiana, e' forse un po' piu' delicata e magari mi piace pure di piu', ma forse l'ultima che avevo mangiato nel suolo patria era un po' troppo affogata nella maionese ed il mio ricordo ne risente ancora. Sara' forse il motivo del mio mal di stomaco di questi giorni che, a turno scegliendo fra uno di noi due, ci rovina sempre i piani delle vacanze, per quanto assai modesti.
Torniamo al nostro posto a sedere: c'erano la Vinagrette, lo Studin, del salmone, delle olive, che non mancano mai sulle tavole dei russi, di solito turche o spagnole, dei peperoni e un Rulon di pollo farcito con del pate'. C'era da leccarsi i baffi, ma noi ci siamo tirati su le maniche per affrontare una variazione del Plof, una sorta di risotto, accompagnato da cotolettine di carne macinata. Per finire i mandarini, anche questi un frutto natalizio, le torte, tra cui ha avuto uno strepitoso successo la millesfoglie Napoleon, con crema di latte condensato e mortella di palude, conosciuta anche come mirtillo palustre od ossicocco, nome scientifico Vaccinium oxycoccus - http://it.wikipedia.org/wiki/Ossicocco, ma sicuramente piu' conosciuto all'inglese Cranberry o alla russa Клюква.
Il brindisi, coinciso con il breve discorso di Putin sullo sfondo del Cremlino, e' stato celebrato giustamente con uno spumante italiano, anzi piemontese ma la vera ciliegina sulla torta e' stata la parodia di Adriano Celentano che pestava i mandarini, anziche' l'uva, come nella celeberrima scena de "Il Bisbetico Domato", cantando chissa' perche' Azzurro. Il tutto avveniva all'interno di una trasmissione del Pievij Kanal - http://www.1tv.ru - dove oltre ad improbabili parodie di vecchie hit russe e straniere, almeno altre due quelle italiani, il filo conduttore della storia era il tentativo di far fuori un regista italiano, l'improbabile Signor Maestro Antonio Risotto... Nella foto, il primo piano dell'insalata Olivier.
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