Sanpietroburgo
Eh, si', in questo periodo c'e' proprio poco da fare: non ho tempo per il blog. Turisti, studenti, esami di russo, pulizie di primavera, organizzazione di eventi familiari e di societa', insomma un gran daffare.
Ma non solo io sono indaffarrato, anche l'Italia e la Russia sembrano interessate ad avviare una nuova stagione di rapporti bilaterali.
Non credo che sia il mio punto di osservazione un po' anomalo a ritenere questi accordi, appena firmati a Bari da Putin e Prodi, fondamentali per il futuro della nostra patria italiota ma anche per l'Unione Europea. Sinceramente pero' mi sembra che i media italiani abbiano trascurato un po' la notizia, parlando di altre cose.
Quindi io ho deciso di riportare il contenuto di un articolo pubblicato sul Manifesto - www.ilmanifesto.it -sperando che sia di vostro interesse. Il pezzo si intitola Russia e Italia, «interdipendenti». Grandi accordi firmati a Bari (gas, aeronautica, energia, banche, ferrovie, ecc) e un comune «approccio multilateralista» alle crisi internazionali. Al via la politica estera che guarda ad Est. E agli affari.
"Noi italiani siamo facilitati nella scelta delle location. Anzi, possiamo addirittura «restituirne» formalmente alcune. E' accaduto ieri con la chiesa ortodossa di San Nicola, a Bari, teatro conclusivo (insieme al Castello Svevo) della visita in Italia della delegazione russa guidata da Vladimir Putin. Gesto simbolico, ovviamente, ma ben studiato per restituire il senso di rispetto per una tradizione culturale, religiosa e politica di un paese che - passata la sbornia eltsiniana, dove ci si vendeva un tanto al chilo - ha ritrovato orgoglio nazionale e sentimenti di antipatia (spesso ben argomentata) nei paesi occidentali.
E' stato un vertice in cui hanno trovato consacrazione formale molti accordi di natura economica. A partire naturalmente dai due colossi controllati dai rispettivi stati (Gazprom ed Eni), i cui accordi sono talmente consolidati da non richiedere - in quest'occasione - neppure qualche ulteriore passo minore. Ma c'è stato spazio anche per l'Enel, che collaborerà con Rosatom in tutti i campi, dalla produzione di energia elettrica al nucleare, senza disdegnare la partecipazione all'acquisizione di imprese statali russe in via di privatizzazione. Idem per Finmeccanica, che comparteciperà con Sukhoi alla produzione di un jet regionale (aeronautica civile) in 1.800 esemplari; ma al tempo stesso propone tecnologie ferroviarie di ultima generazione (un elettrotreno per i collegamenti a medio raggio).
Molti gli accordi nel settore bancario, che coinvolgono Mediobanca e IntesaSanPaolo. Mentre non ha ricevuto conferma - o quantomeno «investitura» governativa - l'interessamento della società russa Sistema per la nostra Telecom, ormai sul punto di essere ceduta al primo offerente (un vero esempio di successo delle privatizzazioni degli anni '90!).
La parola d'ordine nei rapporti tra i due paesi è comunque «interdipendenza». Entrambi vogliono cancellare un luogo comune che li riguarda. L'Italia, quello di essere un paese «dipendente» per quanto riguarda le forniture energetiche. La Russia, quello di essere un semplice «estrattore» di materie prime, con poche altre chances nell'economia globale. Due debolezze fanno una forza, a volte, ed ecco che l'«interdipendenza» può soccorrere. Gli accordi bancari a nell'aeronautica servono anche a migliorare la qualità tecnologica dell'interscambio. Il + 28% realizzato tra i due paesi dice molto su come si stiano ridislocando i flussi commerciali (le altre destinazioni in crescita rapida, per l'Italia, sono non a caso la Cina e l'America latina).
Tanto ben volersi commerciale ha una immediata ricaduta sul piano della politica internazionale. Italia e Russia condividono appieno l'«approccio multilaterale» alle crisi regionali e il «rifiuto della forza» per risolverle. Il primo test comune sarà la crisi afghana, con l'accordo a costruire congiuntamente una «conferenza di pace» che dia il senso di un cambiamento di strategia rispetto a Kabul. Un buon modo, fra l'altro, per Prodi e D'Alema, di contenere le contestazioni da sinistra in materia di impegni militari all'estero. Difficile contestare le parole con cui Putin ha confermato la comune visione dei problemi: «E' impossibile risolvere con la forza i conflitti; non c'è alternativa agli sforzi politici e questo vale anche per l'Afghanistan. Ciò che ci unisce è il modo di regolare i problemi con mezzi pacifici».
Diritti umani e libertà di stampa - i temi che più avrebbero potuto creare momenti di «incomprensione» tra i due governi - sono rimasti confinati sullo sfondo. Prodi li ha naturalmente citati nel suo intervento in conferenza stampa, ma senza calcare la mano più del tollerabile. E Putin ha educatamente fatto finta di nulla.
Era una festa che santificava accordi lungimiranti e di grande sostanza economica. Non conveniva a nessuno turbarla con elementi che - siamo «uomini di mondo» - ognuno, a casa sua, sa bene come regolare. In Russia come in Italia, naturalmente."
Articolo di Francesco Piccioni, tratto da http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Marzo-2007/art47.html
Nella foto, la facciata del Marinskij Tre, ovvero la terza sala del famoso teatro, mentre la costruzione del Teatro Marinskij due, noto gia' come Patata Dorata, langue alle fondamenta, perche' pare si siano gia' fregati tutti i soldi dell'appalto. Chi lo sa se e' vero? Oltre al Marinskij originale - www.mariinsky.ru
- a San Pietroburgo non manca certo la scelta, una piccola lista qua http://www.ragoburgo.it/5_link/teatri.html
Eh, si', in questo periodo c'e' proprio poco da fare: non ho tempo per il blog. Turisti, studenti, esami di russo, pulizie di primavera, organizzazione di eventi familiari e di societa', insomma un gran daffare.
Ma non solo io sono indaffarrato, anche l'Italia e la Russia sembrano interessate ad avviare una nuova stagione di rapporti bilaterali.
Non credo che sia il mio punto di osservazione un po' anomalo a ritenere questi accordi, appena firmati a Bari da Putin e Prodi, fondamentali per il futuro della nostra patria italiota ma anche per l'Unione Europea. Sinceramente pero' mi sembra che i media italiani abbiano trascurato un po' la notizia, parlando di altre cose.
Quindi io ho deciso di riportare il contenuto di un articolo pubblicato sul Manifesto - www.ilmanifesto.it -sperando che sia di vostro interesse. Il pezzo si intitola Russia e Italia, «interdipendenti». Grandi accordi firmati a Bari (gas, aeronautica, energia, banche, ferrovie, ecc) e un comune «approccio multilateralista» alle crisi internazionali. Al via la politica estera che guarda ad Est. E agli affari.
"Noi italiani siamo facilitati nella scelta delle location. Anzi, possiamo addirittura «restituirne» formalmente alcune. E' accaduto ieri con la chiesa ortodossa di San Nicola, a Bari, teatro conclusivo (insieme al Castello Svevo) della visita in Italia della delegazione russa guidata da Vladimir Putin. Gesto simbolico, ovviamente, ma ben studiato per restituire il senso di rispetto per una tradizione culturale, religiosa e politica di un paese che - passata la sbornia eltsiniana, dove ci si vendeva un tanto al chilo - ha ritrovato orgoglio nazionale e sentimenti di antipatia (spesso ben argomentata) nei paesi occidentali.
E' stato un vertice in cui hanno trovato consacrazione formale molti accordi di natura economica. A partire naturalmente dai due colossi controllati dai rispettivi stati (Gazprom ed Eni), i cui accordi sono talmente consolidati da non richiedere - in quest'occasione - neppure qualche ulteriore passo minore. Ma c'è stato spazio anche per l'Enel, che collaborerà con Rosatom in tutti i campi, dalla produzione di energia elettrica al nucleare, senza disdegnare la partecipazione all'acquisizione di imprese statali russe in via di privatizzazione. Idem per Finmeccanica, che comparteciperà con Sukhoi alla produzione di un jet regionale (aeronautica civile) in 1.800 esemplari; ma al tempo stesso propone tecnologie ferroviarie di ultima generazione (un elettrotreno per i collegamenti a medio raggio).
Molti gli accordi nel settore bancario, che coinvolgono Mediobanca e IntesaSanPaolo. Mentre non ha ricevuto conferma - o quantomeno «investitura» governativa - l'interessamento della società russa Sistema per la nostra Telecom, ormai sul punto di essere ceduta al primo offerente (un vero esempio di successo delle privatizzazioni degli anni '90!).
La parola d'ordine nei rapporti tra i due paesi è comunque «interdipendenza». Entrambi vogliono cancellare un luogo comune che li riguarda. L'Italia, quello di essere un paese «dipendente» per quanto riguarda le forniture energetiche. La Russia, quello di essere un semplice «estrattore» di materie prime, con poche altre chances nell'economia globale. Due debolezze fanno una forza, a volte, ed ecco che l'«interdipendenza» può soccorrere. Gli accordi bancari a nell'aeronautica servono anche a migliorare la qualità tecnologica dell'interscambio. Il + 28% realizzato tra i due paesi dice molto su come si stiano ridislocando i flussi commerciali (le altre destinazioni in crescita rapida, per l'Italia, sono non a caso la Cina e l'America latina).
Tanto ben volersi commerciale ha una immediata ricaduta sul piano della politica internazionale. Italia e Russia condividono appieno l'«approccio multilaterale» alle crisi regionali e il «rifiuto della forza» per risolverle. Il primo test comune sarà la crisi afghana, con l'accordo a costruire congiuntamente una «conferenza di pace» che dia il senso di un cambiamento di strategia rispetto a Kabul. Un buon modo, fra l'altro, per Prodi e D'Alema, di contenere le contestazioni da sinistra in materia di impegni militari all'estero. Difficile contestare le parole con cui Putin ha confermato la comune visione dei problemi: «E' impossibile risolvere con la forza i conflitti; non c'è alternativa agli sforzi politici e questo vale anche per l'Afghanistan. Ciò che ci unisce è il modo di regolare i problemi con mezzi pacifici».
Diritti umani e libertà di stampa - i temi che più avrebbero potuto creare momenti di «incomprensione» tra i due governi - sono rimasti confinati sullo sfondo. Prodi li ha naturalmente citati nel suo intervento in conferenza stampa, ma senza calcare la mano più del tollerabile. E Putin ha educatamente fatto finta di nulla.
Era una festa che santificava accordi lungimiranti e di grande sostanza economica. Non conveniva a nessuno turbarla con elementi che - siamo «uomini di mondo» - ognuno, a casa sua, sa bene come regolare. In Russia come in Italia, naturalmente."
Articolo di Francesco Piccioni, tratto da http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Marzo-2007/art47.html
Nella foto, la facciata del Marinskij Tre, ovvero la terza sala del famoso teatro, mentre la costruzione del Teatro Marinskij due, noto gia' come Patata Dorata, langue alle fondamenta, perche' pare si siano gia' fregati tutti i soldi dell'appalto. Chi lo sa se e' vero? Oltre al Marinskij originale - www.mariinsky.ru
- a San Pietroburgo non manca certo la scelta, una piccola lista qua http://www.ragoburgo.it/5_link/teatri.html




