San Pietroburgo
Ieri, 5 novembre, era festa, ma in realta' si festeggia il 4 novembre, che a propria volta ha sostituito il 7 novembre, data in cui si celebrava l'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre.
Come forse avrete gia' capito quando si scrive di Russia, le cose non sono mai quello che sembrano e spesso sono complicate. Iniziamo dal fondo. Ora cerchero' di mettere un po' di ordine in questa piu' assomigliante ad una formula di algebra che ad una festivita', cominciando dall'inizio.
E' noto che la Russia zarista fosse per certi aspetti un po' arretrata, anzi pure molto, ad esempio la servitu' della gleba - http://it.wikipedia.org/wiki/Servitù della gleba - venne abolita solo nel 1861, che combinazione, vero? mentre il calendario giuliano - http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_giuliano - rimase in vigore fino al primo febbraio 1918, seguito da un 14 febbraio 1918, cosa che ovviamente ha spostato anche la data della Rivoluzione d'Ottobre - http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione d'Ottobre - di cui quest'anno ricorre il 90nesimo anniversario, rievocato in maniera piu' o meno pubblicamente ovunque in Europa e nel mondo, tranne che in Russia dove lo festeggiano sono i nostalgici comunisti ed affini.
Mi astengo da commenti politici, mi limito a constatare socio-antropologicamente che una data, appunto il 7 novembre, che fino al 1994 era considerata festa nazionale con appunto un esplicito riferimento alla Rivoluzione, poi modificata da Boris Nikolaevič El'cin - http://it.wikipedia.org/wiki/Boris Nikolaevič El'cin
- nella denominazione in Giorno della concordia e della riconcilazione ma non nella sostanza.
Solo nel 2005, con la presidenza di Vladimir Vladimirovič Putin - http://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir Vladimirovič Putin - quando ormai il 7 novembre aveva ormai perso molto del significato originario, e' stato inventato, sinceramente non saprei trovare altro termine (e sinceramente molti dei russi che conosco non hanno la piu' pallida idea di cosa si voglia commemorare) questo fantomatico Giorno dell'unita' popolare o qualcosa del genere, traducendo con lo spannometro День народного единства.
E cosi' come giustamente si commenta nell'articolo From Bolshevism to Chauvinismin, disponibile sull'ultimo numero del The St. Petersburg Times - www.sptimes.ru/index.php - si e' passati dal bolscevismo allo sciovismo, tendenza molto di moda in Russia sia nelle tendenza integraliste della chiesa russa ortodossa, delle frange nazionaliste estreme e nelle misure centraliste del governo. Ooops, avevo promesso di non parlare di politica.
Ultima parte della spiegazione, perche' era festa anche ieri, ovvero il 5 novembre, giornata durante la quale io ho insegnato praticatamente tutto il giorno mentre Katya e' rimasta a casa dal lavoro, come da prassi. In Russia c'e' l'ottima abitudine, mi spingerei ad un ottimissima abitudine, di far diventare festivo il lunedi' successivo o il venerdi' precedente se una festivita' cade rispettivamente di domenica o sabato, in modo da non fare confusione coi giorni lavorativi. Ecco, questa e' un'usanza che io importerei volentieri anche in Italia, in modo da ufficializzare i ponti ed evitare quegli strani assenteismi collettivi intorno al Ferragosto, ai Santi e via dicendo.
Ecco perche' una festivita' del 7 novembre si e' festeggiata il 5. Ma cosa e' successo il 4 novembre, di tanti anni fa? Mi sono ricordato di averne scritto due anni fa, esattamente qui! http://ragoburgo.splinder.com/post/6216416/Festivita%27+varie%2C+vecchie+e+nu
Noi invece, in compagnia di altre 5 componenti temporanea della diaspora italica in San Pietroburgo, nonche' facenti parte del numeroso gruppo di studenti italiani che ora studiano russo alla mia universita', siamo addirittura nove, quasi piu' dei cinesi - nahh, non e' vero ;-), non avrete pensato mica che noi si possa essere piu' dei cinesi - abbiamo fatto un giro in un altro degli innumerevolissimi musei della citta'.
Considerato che era atmosfera di celebrazioni, visto i miei ed altrui interessi personali e data la giornata piuttosto freddina, siamo andati al Museo della Stampa - http://www.spbmuseum.ru/printmuseum - attratti da una mostra sui manifesti sovietici a partire dal 1918 agli anni '60, insomma in controtendenza con il revisionismo attuale (pare che vogliano anche demolire il Mausoleo di Lenin dalla Piazza Rossa, non hanno altro a cui pensare i nostri parlamentari vedi su Repubblica mummia-lenin.html), e ci e' piaciuta abbastanza, per curiosita' ma niente immagini ahime' http://www.spbmuseum.ru/printmuseum/vistavka/253.htm.
Per farla breve, detto a questo punto..., insomma per concludere, siamo finiti nel posto giusto, si tratta infatti di un edificio che ingloba al suo interno un'antica tipografia, rispetto all'eta' di San Pietroburgo, dove venne stampata per un breve periodo la Pravda - http://it.wikipedia.org/wiki/Pravda - la cui sede era nell'appartamento dove si trova una piccola ala del museo. Su questo giornale, gia' in epoca sovietica, circolava questo simpatico aneddoto В Правде нет известий и в Известиях нет правды, dove Известия era un altro giornale, che fortunamente non si e' ridotto, come la Pravda, ad una sorta di Cronaca vera http://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_Vera .La traduzione del motto di cui sopra e' "Nella Verita' non ci sono notizie e nelle Notizie non c'e' la verita'". Attuale, nevvero?
La guida, evidentemente soddisfatta nel non avere come visitatori pestiferi scolaretti ma adulti abbastanza attenti alla spiegazione, anche se io sono permesso di precisare che Enrico Caruso era italiano, non spagnolo, e che diamine!, ci ha poi persino mostrato la scrivania dove lo stesso Lenin, spesso fino a tarda notte, sic!, scriveva gli articoli da pubblicare sul giornale. Io non ho potuto non fotografare...

Ieri, 5 novembre, era festa, ma in realta' si festeggia il 4 novembre, che a propria volta ha sostituito il 7 novembre, data in cui si celebrava l'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre.
Come forse avrete gia' capito quando si scrive di Russia, le cose non sono mai quello che sembrano e spesso sono complicate. Iniziamo dal fondo. Ora cerchero' di mettere un po' di ordine in questa piu' assomigliante ad una formula di algebra che ad una festivita', cominciando dall'inizio.
E' noto che la Russia zarista fosse per certi aspetti un po' arretrata, anzi pure molto, ad esempio la servitu' della gleba - http://it.wikipedia.org/wiki/Servitù della gleba - venne abolita solo nel 1861, che combinazione, vero? mentre il calendario giuliano - http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_giuliano - rimase in vigore fino al primo febbraio 1918, seguito da un 14 febbraio 1918, cosa che ovviamente ha spostato anche la data della Rivoluzione d'Ottobre - http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione d'Ottobre - di cui quest'anno ricorre il 90nesimo anniversario, rievocato in maniera piu' o meno pubblicamente ovunque in Europa e nel mondo, tranne che in Russia dove lo festeggiano sono i nostalgici comunisti ed affini.
Mi astengo da commenti politici, mi limito a constatare socio-antropologicamente che una data, appunto il 7 novembre, che fino al 1994 era considerata festa nazionale con appunto un esplicito riferimento alla Rivoluzione, poi modificata da Boris Nikolaevič El'cin - http://it.wikipedia.org/wiki/Boris Nikolaevič El'cin
- nella denominazione in Giorno della concordia e della riconcilazione ma non nella sostanza.
Solo nel 2005, con la presidenza di Vladimir Vladimirovič Putin - http://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir Vladimirovič Putin - quando ormai il 7 novembre aveva ormai perso molto del significato originario, e' stato inventato, sinceramente non saprei trovare altro termine (e sinceramente molti dei russi che conosco non hanno la piu' pallida idea di cosa si voglia commemorare) questo fantomatico Giorno dell'unita' popolare o qualcosa del genere, traducendo con lo spannometro День народного единства.
E cosi' come giustamente si commenta nell'articolo From Bolshevism to Chauvinismin, disponibile sull'ultimo numero del The St. Petersburg Times - www.sptimes.ru/index.php - si e' passati dal bolscevismo allo sciovismo, tendenza molto di moda in Russia sia nelle tendenza integraliste della chiesa russa ortodossa, delle frange nazionaliste estreme e nelle misure centraliste del governo. Ooops, avevo promesso di non parlare di politica.
Ultima parte della spiegazione, perche' era festa anche ieri, ovvero il 5 novembre, giornata durante la quale io ho insegnato praticatamente tutto il giorno mentre Katya e' rimasta a casa dal lavoro, come da prassi. In Russia c'e' l'ottima abitudine, mi spingerei ad un ottimissima abitudine, di far diventare festivo il lunedi' successivo o il venerdi' precedente se una festivita' cade rispettivamente di domenica o sabato, in modo da non fare confusione coi giorni lavorativi. Ecco, questa e' un'usanza che io importerei volentieri anche in Italia, in modo da ufficializzare i ponti ed evitare quegli strani assenteismi collettivi intorno al Ferragosto, ai Santi e via dicendo.
Ecco perche' una festivita' del 7 novembre si e' festeggiata il 5. Ma cosa e' successo il 4 novembre, di tanti anni fa? Mi sono ricordato di averne scritto due anni fa, esattamente qui! http://ragoburgo.splinder.com/post/6216416/Festivita%27+varie%2C+vecchie+e+nu
Noi invece, in compagnia di altre 5 componenti temporanea della diaspora italica in San Pietroburgo, nonche' facenti parte del numeroso gruppo di studenti italiani che ora studiano russo alla mia universita', siamo addirittura nove, quasi piu' dei cinesi - nahh, non e' vero ;-), non avrete pensato mica che noi si possa essere piu' dei cinesi - abbiamo fatto un giro in un altro degli innumerevolissimi musei della citta'.
Considerato che era atmosfera di celebrazioni, visto i miei ed altrui interessi personali e data la giornata piuttosto freddina, siamo andati al Museo della Stampa - http://www.spbmuseum.ru/printmuseum - attratti da una mostra sui manifesti sovietici a partire dal 1918 agli anni '60, insomma in controtendenza con il revisionismo attuale (pare che vogliano anche demolire il Mausoleo di Lenin dalla Piazza Rossa, non hanno altro a cui pensare i nostri parlamentari vedi su Repubblica mummia-lenin.html), e ci e' piaciuta abbastanza, per curiosita' ma niente immagini ahime' http://www.spbmuseum.ru/printmuseum/vistavka/253.htm.
Per farla breve, detto a questo punto..., insomma per concludere, siamo finiti nel posto giusto, si tratta infatti di un edificio che ingloba al suo interno un'antica tipografia, rispetto all'eta' di San Pietroburgo, dove venne stampata per un breve periodo la Pravda - http://it.wikipedia.org/wiki/Pravda - la cui sede era nell'appartamento dove si trova una piccola ala del museo. Su questo giornale, gia' in epoca sovietica, circolava questo simpatico aneddoto В Правде нет известий и в Известиях нет правды, dove Известия era un altro giornale, che fortunamente non si e' ridotto, come la Pravda, ad una sorta di Cronaca vera http://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_Vera .La traduzione del motto di cui sopra e' "Nella Verita' non ci sono notizie e nelle Notizie non c'e' la verita'". Attuale, nevvero?
La guida, evidentemente soddisfatta nel non avere come visitatori pestiferi scolaretti ma adulti abbastanza attenti alla spiegazione, anche se io sono permesso di precisare che Enrico Caruso era italiano, non spagnolo, e che diamine!, ci ha poi persino mostrato la scrivania dove lo stesso Lenin, spesso fino a tarda notte, sic!, scriveva gli articoli da pubblicare sul giornale. Io non ho potuto non fotografare...

postato da: rago alle ore 14:32 | Permalink | commenti
categoria:politica, vita, anniversari, societa, nostalgia, mostre, musei, russia, quotidiano, fattacci miei
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